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Ci troviamo, in questo momento, davanti alla vittoria del nostro grande nemico, cioè della censura
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Toni Fontana



Registrato: 20/02/06 08:23
Messaggi: 3

 Ci troviamo, in questo momento, davanti alla vittoria del nostro grande nemico, cioè della censura

Toni Fontana, L’Unità.

Ho deciso di partecipare a questo incontro perché credo di poter dare alcuni spunti. Penso che ci troviamo, in questo momento, davanti alla vittoria del nostro grande nemico, cioè della censura. Prima il presidente parlava di “giornalismo in bed”, io credo che questo giornalismo abbai vinto. Da due anni a questa parte assistiamo progressivamente alla sparizione, parlo naturalmente dell’Iraq, di quello che succede da mesi: i comandi non dicono più come si muovono i soldati. Solo tre righe sono morti tre soldati e, non si sa come, quando, perché. Una guerra che diventa completamente invisibile. Se avessi più tempo, vorrei spiegare i meccanismi che portano a questo, ma essenzialmente se ci fosse ancora Serventi Longhi vorrei ritornare a sensibilizzarlo su questo aspetto. Due anni fa c’è stata una svolta nella storia del giornalismo.
Già nel 1991, durante la prima guerra del golfo, c’era stato un tentativo del Pentagono, la macchina propagandistica del governo, di imbrogliare la stampa e nel 2003 è diventato scientifico, circa 600 giornalisti sono stati letteralmente reclutati dalle forze armate. C’è una svolta drammatica che forse non è stata percepita fino in fondo. La mia esperienza personale mi ha portato a stare dentro questi avvenimenti e ho visto una parte di giornalisti che portavano la divisa militare e che viaggiavano su mezzi militari. Quando gli americani sono arrivati a Baghdad sono arrivati con loro una troupe di giornalisti, letteralmente inglobati nel sistema militare. Siamo di fronte ad un’informazione non solo militarizzata ma militante nella guerra a tal punto che un giornalista del Boston Globe scrive di aver individuato una postazione militare irachena e i militari americani hanno ucciso quei soldati. Quindi il giornalista partecipa alla guerra. Questa è secondo me la drammatica svolta che sta progressivamente rendendo l’informazione sempre più assente. Siamo di fronte ad una guerra che non c’è. Ieri parlavo con Simona Torretta, che mi ha inviato il suo libro, e abbiamo parlato di questa impossibilità di oggi, anche perché la macchina propagandistica ha interesse a far sì che non si racconti nulla.
Telegraficamente vorrei parlare anche dell’Africa. Ennio parlava dell’uranio del Niger, io vorrei parlare del Niger, quello vero con centinaia di migliaia di bambini che muoiono di fame. L’Africa, come ricordano sempre gli africani, non è solo fame e distruzione, e questo è vero, io ci sono stato e l’Africa è anche tante altre cose, però c’è anche la fame. Agli inizi di luglio sono stato al G8 e ho visto i leader planetari promettere 50 miliardi di aiuti supplementari e poi quel giorno il terrorismo a Londra ha completamente oscurato quell’avvenimento quindi anche le promesse che sono state fatte non sapremo mai se saranno mantenute. Come Laura Boldrini potrà confermarmi, vedo che da qualche settimana, dopo che erano stati promessi centinaia di dollari, è stato scoperto che non c’era un dollaro per soccorrere l’Africa, il Niger e la crisi alimentare. Si è scoperto che i meccanismi imposti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale hanno provocato una lievitazione dei prezzi escludendo dal cibo milioni di persone. Ora come dare raffigurazione a questo? Io ho sentito una proposta interessante di aprire una corrispondenza Rai in Africa ma credo, francamente, che non si farà mai. Perché anche se sono ancora tra quelli che pagano il canone Rai tappandosi gli occhi, mi sembra che ormai sia i telegiornali che i quotidiani siano una sfilata di faccette di politici che, come dire, ci vengono proposti sulla base di dosaggi.
Finisco dicendo che questo dibattito mi è sembrato molto “raicentrico”, il problema è molto più ampio. Gli editori stanno soffocando l’informazione, vogliono giornali sempre più standardizzati e stereotipati. Oggi chi propone un articolo sull’Africa, non parlo del mio giornale che ha ancora una sua dignità, ma credo in generale della stampa, viene preso per un pazzo scatenato. Oggi l’informazione che vorrebbero gli editori è tutta incentrata su Fazio. Io spero che si dimetta così non se ne parla più e si parlerà magari per due giorni dell’Africa. Facciamo magari questo appello. Ci sono gli amici di Nigrizia che organizzano dei viaggi dei giornalisti europei in Sudafrica e sono queste le iniziative che contano.
Credo e concludo che si debba trovare una sede permanente che nasca, anche da queste iniziative, per avere un punto di riferimento per tutti i giornalisti che credono che questa parte del mondo debba essere raffigurata nel sistema dei massmedia.
MessaggioInviato: Mar Feb 21, 2006 10:00 am
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