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Per promuovere una comunicazione di pace occorra non essere condizionati dal mercato
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Danilo De Biasio



Registrato: 20/02/06 08:26
Messaggi: 1

 Per promuovere una comunicazione di pace occorra non essere condizionati dal mercato

Danilo De Biasio, direttore di Radio Popolare Network

È forte il rischio di arrivare alla conclusione che per promuovere una comunicazione di pace occorra non essere condizionati dal mercato. Lo dico sulla base dell’esperienza di Radio Popolare Network che sostanzialmente è una public company. Questa non è un autocelebrazione ma un’amara constatazione perché credo che solo l’indipendenza economica possa dare gambe ad un progetto editoriale dove i soggetti privati non possano garantire per questioni economiche, devono garantire utili all’editore. E il servizio pubblico, come prima ha ricordato Natale, ha altri scopi, non deve mettere su la bandiera della pace, non è questo lo scopo del servizio pubblico. Ma visto che molti di noi sono giornalisti, con o senza tesserino, almeno in questa sede possiamo confessare, che non esiste l’ascoltatore medio o l’ascoltatore medio che è interessato solo a sangue, sesso e soldi. Allora come mai le nostre pagine sono piene esattamente di questo, gossip, affermazioni senza nessuna prova? Allora io credo che sia colpa solo parzialmente degli redattori, credo che il sistema gerarchico che esiste ormai nelle redazioni e la crescente precarizzazione del mercato del nostro mestiere che comportano l’insidacabilità delle indicazioni del capo. Però è anche vero che ciascuno di noi, e nessuno ce lo vieta, può leggere un libro in più, può trovare una fonte in più, può proporre un punto di vista in più, non credo che nessuno lo impedisca. Attualmente, attraverso Internet e i messaggi sms, ho visto cha addirittura a Roma ci sono notizie che scorrono su nastri digitali sugli autobus, siamo praticamente inseguiti dall’informazione. Il problema non è la quantità ma la credibilità delle fonti. Allora che responsabilità abbiamo noi giornalisti nell’avere costruito un immaginario che è fatto di stranieri, tutte vittime dell’occidente, oppure tutti sanguinosi e sanguinari assassini? Credo che nessuno di noi sottoscriverebbe banalizzazioni di questo genere, allora perché siamo pieni di questa roba? Sicuramente risentiamo del clima, c’è una terza carica dello stato che ha detto che il meticciato è un pericolo e quindi noi siamo succubi di questo clima. Ed è un problema molto grosso che riguarda anche noi.
Qualche giorno dopo l’attentato in Egitto, che è stato solo di poco successivo a quello di Londra, io chiedevo agli ascoltatori in radio se era aumentata la loro paura e la risposta che ho avuto è stata una polarizzazione, cioè chi diceva no, ricordando gli anni della strategia della tensione in Italia e chi diceva si ho paura. Io credo che questa polarizzazione sia la fonte di due elementi ideologici che non vogliono tener conto della complessità del presente, allora, io credo, e rasento la banalità, che la soluzione sia quella di smettere con questa guerra di semplificazione e basta con queste banalità. C’è da raccontare non tanto l’idraulico polacco ma la badante ucraina che cura i nostri anziani, c’è Afef che forse si candida alle prossime elezioni politiche, il mondo non è più diviso più tra buoni e cattivi, come purtroppo spesso raccontiamo. Magari ci fossero più redattori stranieri assunti nei giornali, e non collaboratori. Questo ci farebbe solo bene e diamo magari più sguardi ai giornali etnici che ci sono in Italia in questo momento che è una realtà estremamente ricca.
Per rispondere alla domanda se esiste un sistema per promuovere la cultura della pace, io credo che non si possa rispondere elencando le buone azioni e le cattive creiamo più sensibilità ma bisogna fare un buon giornalismo, profondo per scoprire cosa c’è sotto la superficie. E adesso è più faticoso esattamente per i motivi che dicevo all’inizio, da una parte sia le scelte economiche, e dall’altra parte anche la precarizzazione di questo sistema che rende sempre più difficile questo genere di lavoro e quindi solo una indipendenza economica può effettivamente garantirlo.
MessaggioInviato: Mar Feb 21, 2006 10:09 am
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