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 Indice Forum » Italian Room » Contro la miseria: che fare? Il ruolo dell’ONU, dei governi, della società civile mondiale.
Dobbiamo verificare che gli impegni presi vengano mantenuti
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Toni Fontana



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 Dobbiamo verificare che gli impegni presi vengano mantenuti
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Toni Fontana, inviato Unità

Io penso onestamente che sia più interessante aspettare Pascal Lamì, che magari ci spiega che farà a novembre quando ad Honk Kong si riunirà il WTO e dovranno decidere se cominciare a mettere mano a due punti essenziali, che sono. La gestione ricattatoria dei brevetti, che condanna a morte milioni di persone per AIDS in Africa, e la rimozione delle barriere che impediscono a tanti africani del Mali o della Mauritania di vendere il cotone in America e in Europa. Oppure potrebbe spigarci perché, pur essendo prodotti qualitativamente molto superiori, non possono entrare nei nostri mercati.
Io non credo che siano possibili conclusioni ad un dibattito di questo genere, perché le questioni di cui abbiamo parlato e delle quali abbiamo sentito interessantissime testimonianze, non possono essere riassunte. Sono questioni enormi, epocali: sono le vere emergenze del nostro Paese. Abbiamo spaziato dallo Sri Lanka, all’Angola, alla Cecenia, ascoltando voci interessantissime dei protagonisti. Credo che l’unica considerazione che si può fare è che abbiamo un grande lavoro davanti, ci sono grandi problemi: esiste, lo abbiamo sentito dagli amici africani –e io stesso ho potuto constatarlo direttamente in Congo, Burundi, in tante realtà africane-, una società civile in questi Paesi che si batte, che è viva e -come è stato detto- che non si fida dei governi che vendono i Paesi africani al FMI; c’è un mondo nel quale, abbiamo sentito, c’è la Chiesa, le Chiese, ci sono le organizzazioni delle donne, che sono i protagonisti di questa rete sulla quale noi dobbiamo puntare, con cui dobbiamo gemellarci e ritenerli il nostro punto di riferimento.
Sono emerse, secondo me, delle proposte concrete, molto concrete, che è importante che tutti ci appuntiamo. A me ha colpito la proposta di istituire un tribunale per il debito, che controlli che le promesse fatte dal G7 pochi mesi fa di abolire il debito che pesa su alcuni paesi, in particolare africani, venga effettivamente cancellato. Il Governo Italiano sta truffando l’opinione pubblica, sostenendo di investire per la cooperazione, quando in realtà sta semplicemente, limitatamente abolendo dei debiti che sono in realtà inesigibili, quindi denari che non sarebbero mai tornati indietro: questa è una vera e propria truffa. Quindi un tribunale, un meccanismo di controllo che determini una pressione continua, permanente sui meccanismi di cancellazione del debito, secondo me è una proposta molto interessante. Venendo a cose, come dire, più nostrane, più vicine a noi, credo che rendere permanente una struttura, un punto di riferimento, un qualcosa che dia continuità al lavoro eccezionale, straordinario che abbiamo fatto in questi giorni, sia una proposta da prendere in considerazione (che Perugia diventi stabilmente la sede di un organismo che dia continuità ai lavori di questi giorni).
Ripeto, ora non so se il collegamento è imminente, ma penso che dovremmo approfittare di questa occasione per ascoltare Lamì, che da poco è a capo del WTO, per sentire se c’è qualcosa di concreto o se continueremo come è stato finora. Io, nel mio piccolo, ho seguito da molti anni i vertici internazionali e sono delle sequenze penose, strazianti, di promesse, di continue chiacchiere che poi vengono regolarmente disattese. Sarebbe forse meglio abolirli del tutto o obbligare definitivamente i potenti a scoprire le loro carte. Sentiamo quindi questa testimonianza.
L’altra grande battaglia credo sia in qualche modo legata all’intervento di Bertinotti, che dice di modificare i meccanismi dello sviluppo, e quella per romper il riscatto dei farmaci antiretrovirali, che sono necessari per combattere l’ADIS. Il problema è noto a tutti: nel nostro mondo occidentale questi farmaci sono accessibili per poche decine di dollari e permettono ai malati di avere una speranza di vita che si sta allungando giorno dopo giorno, perché questi farmaci sono sempre più efficaci. Io sono stato in Sud Africa, sono stato nelle zone dello Stato di Vittoria, dove vi sono i minatori e in realtà il 60% delle persone è siero-positivo; ho visto il dramma dell’AIDS: nelle farmacie c’è solo sciroppo per la tosse, non c’è un farmaco. Credo che bisogna sostenere scelte coraggiose come quelle del Brasile di Lula, l’unico Paese al mondo che ha avuto il coraggio di ricattare le multinazionali, di rompere il ricatto dei brevetti e di avviare politiche di produzione dei farmaci a basso costo; mentre molti Paesi si sono arresi in questa battaglia essenziale. Ho visto una testimonianza per televisione, non direttamente sul campo, di una donna, operatrice in un Paese africano, mi pare fosse il Malawi, che diceva in sostanza: “Io sono costretta a scegliere a chi dare la vita e a chi dare la morte, l’assenza di farmaci determina che gli operatori che sono a contatto con i malati diventano, né più e né meno, i capò del campo di sterminio nazista, obbligati a decidere chi deve vivere e chi non deve vivere.
Mi pare che il grande applauso che ha accompagnato l’intervento della nostra amica irachena sottolinea il nostro “no” forte, deciso, determinato, alla guerra in Iraq, che ha distrutto un Paese, che non ha portato la libertà, che ha provocato la morte di decine di migliaia di persone, che rappresenta il fallimento della guerra preventiva di Bush.
Venendo –e concludo- alle nostre cose, ci sono state, da parte di esponenti della politica, promesse di favorire -come ha fatto del resto anche Prodi due giorni fa-, di prendere impegni ed agire per progressivamente giungere al mitico 0,7% (se ne parla dagli anni Sessanta). L’ONU l’ha lanciato ormai quaranta anni fa questo obiettivo mitico del 0,7% degli aiuti. Gli amici africani, c’hanno spiegato che questa non è carità, non è elemosina, è qualcosa di utile per innescare sviluppo, e quindi noi dovremmo continuare a vigilare, a verificare se questi impegni verranno effettivamente mantenuti. Rapidamente io vorrei ricordare che poche settimane fa c’è stato a Roma, un incontro di Blair con vari esponenti delle ong e c’era anche Renato Brunetta, il portavoce economico di Berlusconi, il quale ha avuto però un merito –io non l’avevo mai sentito dire le cose con tanta chiarezza-, ha detto: “Ho tagliato i fondi alla cooperazione allo sviluppo: l’ho fatto perché nei momenti di crisi, di recessione, la prima cosa che si fa è tagliare gli aiuti ai Paesi poveri. Ora, è un pensiero delirante, insopportabile, ma questa è la verità. Oggi l’Italia ha azzerato totalmente le politiche per lo sviluppo.
MessaggioInviato: Mer Feb 22, 2006 9:37 am
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