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 Indice Forum » Italian Room » Contro la miseria: che fare? Il ruolo dell’ONU, dei governi, della società civile mondiale.
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Paul Nyrup Rasmussen: Vorrei dirti e dire a tutte le migliaia di persone dell’ONU dei popoli che da Milano a Perugia vi mandiamo un messaggio chiaro: siamo dalla stessa parte, vogliamo migliorare il mondo, e tutte quelle scatole che vedete dietro di me adesso sono un simbolo del fatto che con tutti i diversi stati-nazione, con tutte le diverse organizzazioni ed interessi… queste sono un esempio del fatto che quelli della destra, quelli che guadagnano soldi con le armi, vogliono che noi rimaniamo chiusi, come dentro delle scatole, ma noi abbiamo deciso di uscire e vogliamo dirvi che è ora di unirci e di cambiare le cose. Uniamoci! C’è una cosa che voglio dire: sul mio braccio più forte ho il braccialetto con scritto “Stop alla povertà” e c’è anche la scritta “Consegna la povertà alla storia”. In questi giorni qui al GPF abbiamo discusso di come si fa a lasciarci dietro le spalle la povertà. Il messaggio è chiaro, dobbiamo unire pace e sviluppo; non ci piace la condizione per cui: prima la sicurezza e poi la pace. Noi pensiamo che la pace migliore nel lungo periodo è quella che si fonda su un futuro dignitoso per tutti, sulla lotta alla povertà, sulla pace. Quindi, cari amici di Perugia, vogliamo farvi sapere che sappiamo che voi domani avete una Marcia per la Pace e noi saremo lì, con voi con la mente e con il cuore, con questo messaggio di pace. E a tutti coloro che dubitano vorrei ricordare come abbiamo ottenuto un’Italia migliore quando non era al Governo Berlusconi, come ce l’abbiamo fatta allora, perché ci siamo uniti mano nelle mano. Come è migliorata la situazione nei paesi scandinavi, in Germina, in Francia? Ce l’abbiamo fatta perché comprendevamo l’essenza dell’unità per una causa comune. Ora dobbiamo unirci attraverso le frontiere; sappiamo come si fa, quindi adesso dobbiamo realizzare le cose di cui parliamo. Vi auguriamo buona fortuna e successo per il vostro lavoro. E voglio infine mostrarvi una cosa, amici di Perugia: vedete che ho qui queste fascette che tengo in mano “Combattere l’AIDS e l’HIV”; queste cartoline manifestano che questa non è più -come si diceva un tempo- un fatto personale e morale: combattere l’AIDS è una lotta contro un disastro di carattere epidemico e dobbiamo unirci per assistere, per curare, per far sì che tutto il mondo sia liberato dall’HIV-AIDS. E’ un’altra cosa che possiamo fare insieme. Anche questo fa parte della nostra azione di pace. Un caro saluto a tutti voi.
Flavio: Grazie Paul, grazie per le parole che hai detto, per gli impegni che hai assunto e per le promesse che ci hai fatto. Qui a Perugia sono riunite oltre 250 persone provenienti da circa un centinaio di Paesi di tutto il mondo, molti dei quali travolti dalla miseria e dalla guerra. Ci ha unito qui a Perugia una grande, preoccupazione: la settimana prossima a New York si riuniranno i capi di Stato e di governo di tutto il mondo: sarà il più grande vertice della storia e noi già sappiamo che quel vertice rischia di essere un grande grandissimo fallimento. Perché rischia di essere un fallimento e che cosa possiamo fare noi per evitare che sia un fallimento? Sono state queste le domande che ci hanno portato a riunirci in questa assemblea, che abbiamo voluto chiamare “ONU dei Popoli”, non perché pensiamo di creare un’altra ONU, ma perché abbiamo deciso, fin dalla caduta del muro di Berlino, che questa doveva essere la sede politica dove tutti noi dovevamo investire le nostre energie e risorse per mettere mano alle grandi tragedie del mondo che colpiscono l’umanità. Bene, si dice ormai da quattro anni che la principale minaccia della pace sia il terrorismo, noi qui sosteniamo che la principale minaccia alla Pace sia l’assenza di una politica di pace. Ed è anche per questo che ci siamo collegati con voi oggi. Noi pensiamo di dovere imparare la lezione di New Orleans, dobbiamo impararla tutti, dobbiamo capire che se continuiamo a spendere le nostre migliori energie umane e finanziarie per andare a fare la guerra nel mondo, magari violando il diritto internazionale, violando le Carte costituzionali, stracciando la carta delle Nazioni Unite e cercando persino di imporre queste violazioni alle Nazioni Unite… se noi continuiamo per questa strada, gli argini non reggeranno più, e non soltanto lunghe le coste. Se le prime vittime sono sempre i più poveri e i più vulnerabili, alla fine la piena arriverà anche da noi, ed è per questo che noi avvertiamo una responsabilità speciale come parte di questo occidente, Paul, che come tu sai è in grado di decidere la vita e la morte per tanta parte dell’umanità. Ecco Paul, che cosa faremo noi al termine della settimana prossima, se i governi a New York non si assumeranno le loro responsabilità, continuando a negare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, se continueranno a sfornarci promesse e non mantenerle mai… Questa è la domanda principale: che cosa possiamo fare noi? Certamente, è stato detto, non possiamo continuare a ripetere che faremo le cose che dovevamo già aver fatto tanti anni fa. Dobbiamo cercare di capire perché le cose che sono state decise tanti anni fa non si sono realizzate. Perché non sono state realizzate? Perciò la domanda ci riguarda entrambi: tu hai detto dobbiamo fare insieme anche la ricerca delle soluzioni: quindi, sì Paul, senz’altro noi dobbiamo marciare insieme, domani da Perugia ad Assisi e poi tutto il resto dell’anno, per tentare di salvare l’ONU, innanzitutto per tentare di rimetterla in piedi dopo la batosta che subirà la settimana prossima, perché non ci possiamo arrendere alla sua distruzione. Vero o no? E poi dobbiamo agire, non bastano i convegni: noi dobbiamo agire. Vogliamo discutere con voi del GPF non i progetti, le promesse ma cosa possiamo fare insieme.
Grazie per la tua e la vostra attenzione e disponibilità. Ora abbiamo qui due amici, Oduor Ongwen, dal Kenya, che rappresenta SEATINI - South Africa Institute, e Dot Keet, che viene dal Sud Africa e lavora in un’organizzazione parte dell’Africa Trade Network.
Sappiamo che lì con te c’è Pascal Lamì, un europeo che ha assunto da poco la responsabilità di guidare l’OMC: se tu sei d’accordo, vorrei passare a loro tre la parola.

Massimo D’Alema: Va bene, se loro vogliono porre un problema a Pascal, penso che lui vorrà rispondere e così potremmo concludere la mattinata.

Dot Keet: Grazie. Certamente ci sono molte cause di crisi e di ingiustizia oggi nel mondo, ma per ciò che riguarda il WTO, la domanda che voglio porre riguarda l’attuale tornata di negoziati, definita il Doha Development Round, il Round di Doha per lo sviluppo: come può essere credibile questa definizione, quando per anni e anni ed anni e fino ad oggi i processi del WTO hanno sempre accantonato, ignorato le rivendicazioni e le richieste insistenti e continue dei PVS di dare priorità alle loro preoccupazioni sullo sviluppo? Preoccupazioni che non riguardano ulteriori liberalizzazioni e deregulation delle nostre economie, perché noi sappiamo dalle nostre esperienze drammatiche quanto hanno danneggiato i nostri continenti e nostri popoli. In questo contesto, come possiamo definire questa tornata di negoziati per lo sviluppo quando ciò a cui viene data priorità ancora una volta è la liberalizzazione e privatizzazione, attraverso l’Accordo Generale e ulteriori riduzioni delle tariffe industriali con il Nam? Tutto questo non è favorevole alle esigenze dei nostri piccoli produttori deboli nei PVS. Infine un‘ultima domanda, posta a Pascal Lamì: come possiamo avere fiducia nella sua imparzialità nell’esercizio del suo ruolo, quando sappiamo dalla sua esperienze che quando lei era Commissario Europeo del Commercio ha avuto un ruolo importante nell’imporre ai Paesi di Africa, Carabi e Pacifico, accordi bilaterali che imponevano liberalizzazioni? Come potrà lei, in questo ambiente così ostile del WTO, rispondere alle esigenze dei paesi più poveri?
Pascal Lamì: Grazie per le domande; do una risposta rapida: in primo luogo non esiste un capo supremo del commercio, che a lei piaccia o no -forse alcuni sono contenti e altri no di questo fatto-, ma non esiste questa figura. L’OMC non funziona come la WB e il FMI con un capo, un consigliere, un’amministrazione e una politica: il WTO è un’organizzazione diretta dai suoi propri aderenti e nessuna decisione può essere presa senza l’accordo dei 148 Stati membri del WTO. Quindi la posizione che ho io adesso non è quella del capo. Non so questo per lei sia una buona notizia o una cattiva notizia, comunque mi sembra importante chiarirlo. Per quanto riguarda la mia esperienza precedente nel ruolo di Commissario Europeo del Commercio, possiamo avere opinioni diverse su ciò che io ho fatto a nome dell’Unione Europea, che anch’essa è un sistema nel quale il Commissario al Commercio risponde delle proprie azione al Consiglio degli Stati membri e al Parlamento Europeo. Io penso che il buon senso è d’accordo sul fatto che nei miei 10 anni la politica commerciale dell’Unione Europea si è mossa verso una politica più favorevole allo sviluppo, con le decisioni che abbiamo preso di azzerare le sovvenzioni e i sussidi alle esportazioni, che hanno richiesto, anche al tempo, uno scontro notevole con i miei compatrioti... Una decisione che abbiamo preso su mia iniziativa nell’ultima fase dei negoziati.
Terza e ultima parte della mia risposta alla sua domanda: da quanto intendo lei chiede come si può essere favorevoli all’apertura del commercio per un continente come l’Africa, nel quale l’apertura degli scambi commerciali non è una buona notizia per nessuno. Io, mi consenta, non sono d’accordo con questa posizione. In primo luogo, l’apertura degli scambi commerciali ha portato effetti positivi per molti PVS, non così tanti in Africa, sono d’accordo, ma lo è stato per molti in Asia, il cui sviluppo e il cui grado di riduzione della povertà si è fondato, se non esclusivamente, in buona misura sulla liberalizzazione del commercio internazionale e sull’apertura di questi Paesi agli scambi commerciali. Quindi esistono Paesi in Via di Sviluppo in cui la liberalizzazione degli scambi commerciali funziona. E sono di più quelli per cui funziona di quelli per cui non funziona. Questo non significa, penso di averlo detto nel mio intervento con chiarezza, che tutto ciò che conta è il commercio, o che è solo una questione di commercio: esiste un mandato che richiede norme sul commercio che siano più eque, che siano meno inique, più favorevoli ai PVS, ma ha anche senso tradurre questo potenziale in una riduzione mondiale della povertà, e questo è qualcosa che va aldilà del WTO e che è la missione di costruire delle norme e spetta agli Stati membri del WTO prendere decisioni in questo senso.
Se prendiamo ad esempio il Sud Africa, da dove lei viene, la posizione delle autorità del governo sudafricano sul commercio è sostanzialmente: “Sappiamo che l’apertura del mercato, la liberalizzazione ha dei costi, ma siamo disposti a sopportare questi costi attraverso un insieme di politiche pubbliche; ma nell’insieme siamo convinti che l’apertura agli scambi commerciali sia positiva” e questo è il parere che ho anche io.

Oduor Ongwen: Riprendo la risposta del Signor Lamì: lei ha parlato di agricoltura, ha detto che quando era Commissario Europeo del Commercio, ha cercato di spingere l’Unione Europea su una posizione di azzeramento dei sussidi e delle sovvenzioni. Questo è un ambito che è molto importante per noi in Africa e in molti Paesi in Via di Sviluppo, dal momento che più del 70% della nostra popolazione deriva il proprio sostentamento dall’agricoltura e oltre il 65% di queste persone sono donne. Pertanto l’agricoltura non è solo una questione di scambi commerciali: è una questione di sostentamento, di sopravvivenza, di sviluppo rurale, riguarda la cultura, riguarda le nostre vite. Signor Lamì, lei e colui che era allora rappresentante degli USA sul commercio Bob Zel???, siete stati considerati i principali responsabili per la mancanza di passi avanti nei negoziati agricoli a Cancoun, per il fatto che avete rifiutato di accettare le proposte africane dei PVS, riguardanti la questione dei sussidi e dei risarcimenti per le esportazioni. Abbiamo una situazione per la quale si dice che una mucca in Europa riceve sovvenzioni fino a 2$ al giorno e in Africa abbiamo 60 milioni di persone che vivono con meno di 1$ al giorno. Quindi gli africani preferirebbero essere una mucca europea. E noi adesso chiediamo al direttore generale dell’OMC, di impegnarsi ad impedire la prepotenza delle grandi potenze sulla piccola potenza, che si limitano a chiedere che si torni ad una giustizia, che non ci siano strumenti diseguali e che ci sia uguaglianza per tutti.

Paul Nyrup Rasmussen: Cari amici, vorrei dire che vi ringraziamo per questo scambio, non è certo una conclusione, è un punto di partenza per rafforzare la nostra unione.

Flavio Lotti: La prossima volta, quando organizzeremo le nostre assemblee decideremo di farlo nella stessa città, così avremo più tempo per confrontarci e lavorare insieme. Grazie davvero per quest’opportunità. Voglio spiegare anche ai nostri amici qui presenti che c’è stato un problema tecnico, per cui Lamì non ha sentito la traduzione dell’intervento di Ongwen. Qui nessuno ci crede, ma va bene così!
Massimo D’Alema: Io l’ho sentita però, e dirò qualcosa. Io sono tra quanti si sono sempre battuti per una riforma della Politica Agricola Comune e per superare il sistema delle sovvenzioni alla produzione. Forse bisognerebbe essere più generosi con l’Europa, perché questa riforma l’Europa ha cominciato a farla e abbiamo deciso di “disaccoppiare” i contributi alla quantità della produzione. E l’Europa, a mio giudizio, si è messa sulla strada di una competizione leale con i Paesi emergenti. Naturalmente è vero: dobbiamo batterci per aprire i nostri mercati. Questo è un tema reale e noi siamo da questo punto di vista chiamati ad esser coerenti, ma io personalmente posso testimoniare come, ad esempio Pascal, nella sua veste di Commissario Europeo abbia lavorato moltissimo per realizzare l’accordo con i Paesi dell’America Latina e superare l’egoismo europeo in materia di agricoltura. Quindi, personalmente, se lo si vuole mettere sul banco degli accusati mi propongo come testimone a favore, testimone diretto del suo personale impegno a superare l’egoismo di alcuni Paesi europei proprio in materia di agricoltura. Poi, come voi sapete in queste materie non sono né i commissari, né i direttori generali a decidere: è la volontà dei paesi membri che conta. Ma certamente Pascal è un funzionario d’ispirazione progressista. Io l’ho visto all’opera, mentre tentava di superare queste barriere e di creare le condizioni per un commercio leale con questi Paesi emergenti, proprio nel campo dell’agricoltura. Vi ringrazio. La prossima volta bisogna che ci parliamo guardandoci in faccia, perché, con tutto il rispetto per le nuove tecnologie, i dibattiti vengono meglio quando si sta nella stessa sala.
Flavio Lotti. Sì, grazie Presidente D’Alema. Noi abbiamo organizzato l’Assemblea dell’ONU dei popoli proprio perché siamo convinti che l’Europa non possa definire le sue politiche se non attraverso un profondo ascolto dei Paesi del mondo verso i quali noi abbiamo un grande debito di giustizia. Per questo è importante che ci sia un confronto aperto dell’Europa con il resto del mondo. E’ vero che decidono i governi, ma quei governi dovrebbero aprirsi all’ascolto anche di questo mondo, altrimenti rischiamo di non riuscire a rispondere come vorremmo ai problemi che insieme abbiamo identificato e che insieme vogliamo risolvere. Grazie ancora, comunque, grazie a voi e grazie anche a tutti i partecipanti.

Massimo D’Alema: Buon lavoro. Abbiamo concluso questa mattinata, io verrei dire una parola di ringraziamento non soltanto ai nostri amici di Perugia, ma anche agli oratori che hanno parlato qui e in modo particolare voglio ringraziare Giorgio Papandreu che a nome di noi tutti ci ha fatto gli auguri per il futuro del nostro Paese.

Flavio Lotti: Anche noi abbiamo esigenza di chiudere. Riprendiamo, seppur brevemente, la linea per ringraziare i nostri amici che hanno posto delle questioni vere, importanti, non ideologiche: sono questioni che riguardano la vita e la sopravvivenza di tante persone, per questo ringrazio Dot Keet e Oduor Ongwen e ancora una volta tutti quanti voi.

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MessaggioInviato: Mer Feb 22, 2006 9:28 am
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